Liberi da chi?

In occasione della Feste della Limages5DKQZBC5iberazione mi sono trovata a riflettere sul rapporto che lega e ha legato la massa alla personalità del dittatore.

Queste riflessioni sono sorte in me guardando su youtube uno dei tanti discorsi di Hitler alla folla che lo acclamava con una disciplinata riverenza.

I libri di storia ci hanno insegnato che le dittature del ‘900 sono state caratterizzate dal culto della figura del dittatore. Gurdando le migliaia di persone che con grande convinzione acclamavano un uomo mediocre, dalla personalità disturbata che predicava un’ideologia integralista e spesso delirante ho iniziato a dubitare di questa verità.


Com’è possibil che così tanti individui, di diverse classi sociali, di diversa formazione ed esperienza si siano lasciati guidare e sedurre da singoli uomini di poco valore? Leggendo “Psicologia delle Masse” di Gustave Le Bon ho avuto riposta ai miei interrogativi..

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Il giusto Male

detenuti-carcere1Qualche giorno fa, leggendo un articolo sull’esperimento condotto dall’Università di Stanford dal professor Zimbardo agli inizi degli anni ’70, è sorta in me una riflessione sulla legittimazione ideologica del male.

I più grandi soprusi della storia sono stati promossi e legittimati da una serie di giustificazioni etiche (e poi morali, Hegelianamente parlando) che non solo hanno permesso il male ma lo hanno indicato quale l’unica via di raggiungimento del sommo Bene.

Sono molte le legittimazioni ideologiche del male che nel corso della storia hanno cercato di giustificare la violenza e l’abuso di potere. Riportiamo qui poche celebri frasi per dare una misura della onnipresenza di queste dinamiche nel corso della storia..

“Deus vult (riferendosi alla prima crociata)”. Papa Ubrano II

“Chiunque con le sue azioni e pensieri – si, coi suoi pensieri – abusa dell’unità dello statosocialista, verrà da noi distrutto con la sua specie.” Stalin
“Dobbiamo chiudere i cuori della pietà ed assumere un contegno brutale. I diritti di ottanta milioni di persone devono essere rispettati; la loro esistenza deve essere garantita” Adolf Hitler

«Uccidete i “miscredenti”, ovunque si trovino» Isis ai suoi seguaci.

Se quindi riteniamo che questa dinamica sociale sia stata attiva più in passato che nell’attualità ci sbagliamo di grosso.


Nell’esperimento sopracitato sono stati coinvolti dei volontari, 24 maschi appartenenti al ceto medio e senza problemi di antisocialità pregressa nè particolari tratti personologici che li rendessero inclini a comportamenti violenti. I risultati dell’ esperimento sono stati così inaspettati da costringere gli studiosi a fermare la sperimentazione. In pochi giorni i ragazzi a cui era stato assegnato il ruolo di vigilanza hanno manifestato comportamenti sadici e vessatori nei confronti dei prigionieri (anch’essi volontari). In nome dell’ordine e del mantenimento della giustizia le guardie punivano qualsiasi azione riottosa (o presunta tale) con punizioni corporali, l’isolamento e continui atti volti alla de-umanizzazione dei prigionieri.

Questo esperimento deve suggerirci di guardare con attenzione ai contesti in cui, attraverso l’ideologia, si promuove la sistematica messa in atto di comportamenti abusanti. Sì, perché non si tratta solo di violenza, ma di un uso improprio del potere per fare del male all’altro in nome di un terzo, che è un’ideologia, talvolta chiamata giustizia, altre volte purezza, altre volte ordine e quasi sempre “bene”.


Ma come è possibile che ragazzi normali, che persone come noi, non inclini alla violenza, si siano trasformati in meno di una settimana in degli spietati carcerieri?

Questo esperimento induce a riflettere sull’umanità del male, sulla quotidianità del sopruso, sulla “normalità” di alcune condotte vessatorie in certe realtà gruppali. Perché proprio il gruppo e le norme da esso promosse- più che le variabili genetiche o le predisposizioni individuali- sembrano essere responsabili di ciò che è la messa in atto sociale del male e la sua giustificazione sul piano morale. Questo è ciò che il potere, finalizzato al controllo, supportato e autorizzato dall’ideologia, possono fare. Non si intende qui demonizzare il potere né l’ideologia in sé. Si intende denunciare una tendenza presente nel passato come nell’attualità di abusare dell’ideologia per mascherare il male, di fare del male in nome del bene, di compiere ingiustizie in nome della giustizia, di de-umanizzare l’altro in nome dell’integrità morale.


Ma c’è una condizione che rende possibile queste dinamiche. E questa é il silenzio.

Ogni totalitarismo ha la sua forza nel controllo della stampa, nel mascheramento del male, ogni mafia si basa sull’imposizione del silenzio a vittime, testimoni e carnefici. Non è facile rompere questo silenzio. Se dobbiamo accettare che le potenzialità del sopruso siano in ognuno di noi, dobbiamo altresì considerare che non è semplice denunciare la violenza. E non solo per le ripercussioni concrete a cui questo condannerebbe, ma soprattutto per le catene mentali e psicologiche che ogni abuso crea nella vittima. Perchè si è davvero in prigione quando si perde la fiducia, quando ci si convince dell’inevitabilità del male e si smette si sperare.

Mi ha molto colpito che i prigionieri dell’esperimento di Stanford negli ultimi giorni continuassero ad obbedire agli sperimentatori, benchè volessero fortemente lasciare la prigione e potessero in ogni momento decidere di farlo. Perchè lo fecero? Perchè credevano di non potersi opporre, avevano abbracciato una visione distorta della realtà in base alla quale dovevano assoggettarsi al volere dei “superiori”…

Riconquistare la libertà mentale e la rottura delle catene psicologiche sono il primo passo per vincere il silenzio e chiedere aiuto.

ESSERE GENITORE: HOW TO

Essere genitori è una delle sfide più impegnative che un adulto possa affrontare.

Al di là degli stereotipi  diffusi, secondo i quali essere buoni genitori è una abilità che insorge spontaneamente e in maniera del tutto automatica non appena si diventa mamme o papà, si può affermare che sono tante le difficoltà e le perplessità che i genitori, giovani e meno giovani, si trovano ad affrontare.

Diana Baumrind ha definito negli anni ’70 alcuni possibili stili educativi adottati dai genitori, fra i quali quello associato ad esiti educativi migliori sembra essere lo stile autorevole.Vediamo nella pratica cosa significa essere genitori autorevoli…

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Sembro ergo sum

Chi nella propria vita non ha mai desiderato cambiare qualche aspetto, anche piccolo, del proprio corpo? Probabilmente a chiunque sarà capitato di guardarsi allo specchio e pensare di dover dimagrire qualche chilo o di avere un naso un po’ troppo pronunciato. Per qualcuno questi pensieri possono diventare così prepotenti da diventare ossessioni.

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